Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione

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Forum BloccatoDestinatari delle Linee guida e normativa

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  Quota redazioneWEB Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Topic: Destinatari delle Linee guida e normativa
    Postato: 09/Mar/2010 alle 16:38
Questa sezione delle linee guida definisce i destinatari delle Linee guida e illustra sinteticamente i riferimenti normativi più rilevanti, richiamando i principi generali ai quali devono attenersi le amministrazioni pubbliche nella attuazione degli indirizzi contenuti nella Direttiva n. 8/2009.
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Rossorainbow View Drop Down
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  Quota Rossorainbow Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 24/Mar/2010 alle 09:40
Buongiorno a tutti... cercando di ottemperare alle indicazioni relative ai siti web istituzionali e in particolar modo al suffisso .gov mi sorge spontanea una domanda (Lubrano docet):
E' fatto obbligo solo per i domini di 3° livello? perchè se così non fosse, mi chiedo che razza di semplificazione sia modificare il dominio del mio comune http://www.comune.vittoria.rg.it (di 4° livello) in http://www.comune.vittoria.rg.gov.it (sempre che questo sia possibile) e le mail pec istituzionali in nomeutente@pec.comune.vittoria.rg.gov.it
A meno che non cada il suffisso della provincia (secondo me cosa non buona) non si costringe il cittadino a estremi voli pindarici per ricordare un indirizzo così complicato e lungo?
Se ho detto castronerie perdonatemi.
Grazie.
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mape View Drop Down
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Iscritto dal : 24/Mar/2010
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  Quota mape Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 25/Mar/2010 alle 14:01
Anch'io sto leggendo le linee guida e mi sto ponendo questo stesso quesito, motivato dalgi stessi dubbi e perplessità.
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Rossorainbow View Drop Down
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  Quota Rossorainbow Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 30/Mar/2010 alle 08:48
e siamo in due... qualcuno legge i quesiti e azzarda una risposta?
Grazie...
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gorombel View Drop Down
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  Quota gorombel Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 02/Apr/2010 alle 14:40
Idem con patate.
Mi viene da pensare che per le PAL il dominio potrebbe essere:
http://www.nomecomune.gov.it
La semplificazione sarebbe indotta dal fatto che non c'è bisogno di inserire la provincia del comune, prima del suffisso .it, e la dicitura "comune".
Rimane il fatto che non ci sono indicazioni precise a riguardo e che non costa un grosso sforzo darle.
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mape View Drop Down
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Da: Trieste
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  Quota mape Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 07/Apr/2010 alle 10:14
Sono giunta alla tua stessa conclusione...ma l'attuazione penso sarà più difficile del previsto. Su questo punto sono veramente necessarie indicazioni più chiare.
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Rossorainbow View Drop Down
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  Quota Rossorainbow Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 07/Apr/2010 alle 11:37
Bello sto sito... mi chiedo a cosa serve se nessuno legge e risponde...

Credo che levare il suffisso della provincia non sia cosa buona e giusta... per esempio se ci sono comuni con lo stesso nome?

Qualche anima buona ci delucida in merito?
Grazie
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Rossorainbow View Drop Down
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  Quota Rossorainbow Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 07/Apr/2010 alle 12:21
Alleluja Alleluja... dopo un'estenuante maratona telefonica tra CNIPA, Funzione Pubblica ecc. ecc. ho trovato un funzionario che mi ha detto: " avete pienamente ragione, la direttiva non è chiara e se fossi in voi non mi adopererei per inserire il suffisso gov visto che siete già un dominio di 4° livello. Purtroppo una circolare su una direttiva non è possibile farla quindi per ora aspettate lumi..."

Meditate gente... meditate...

Modificato da Rossorainbow - 07/Apr/2010 alle 12:22
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diacoa View Drop Down
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  Quota diacoa Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 21/Apr/2010 alle 18:22
Postato originariamente da Rossorainbow


Credo che levare il suffisso della provincia non sia cosa buona e giusta... per esempio se ci sono comuni con lo stesso nome?


In effetti ci sono 9 coppie di omonimi (contando anche il comune di Molise, in provincia di CB):


Brione      BS / TN
Callian     AT / TN
Castro      BG / LE
Livo         CO / TN
Molise         CB / (Nome di regione)
Peglio         CO / PU
Samone         TO /TN
San Teodoro ME / OT
Valverde    CT/ PV



In pratica 17 casi (su circa 8100 comuni) in cui l'aggiunta della provincia è necessaria
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AlessandraE View Drop Down
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  Quota AlessandraE Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 30/Apr/2010 alle 12:43
Leggendo le Linee guida per i siti web della P.A. si notano numerosi riferimenti normativi, ma non viene citato il diritto di accesso all’informazione ambientale, regolato a livello comunitario dalla direttiva 2003/4/CE del 28 gennaio 2003.

In Italia, questa direttiva è stata introdotta con il D.Lgs. 19/8/2005 n. 195 “Attuazione della direttiva 2003/4/CE sull'accesso del pubblico all'informazione ambientale”, che ha determinato una maggiore attenzione da parte della P.A. al trattamento delle informazioni di interesse ambientale.
Il decreto 195/2005 ha la duplice finalità (art. 1) di garantire il diritto d'accesso all'informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche e stabilire termini, condizioni e modalità per il suo esercizio e di garantire, ai fini della più ampia trasparenza, che l'informazione ambientale sia sistematicamente e progressivamente messa a disposizione del pubblico e diffusa, anche attraverso i mezzi di telecomunicazione e gli strumenti informatici, promuovendo l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
La diffusione dell'informazione ambientale avverrà tramite cataloghi, punti d’informazione (art. 4) e banche dati (art. 8) contenenti la normativa ambientale vigente, le politiche, i piani ed i programmi relativi all'ambiente, le relazioni sullo stato dell’ambiente a livello statale e regionale, i dati di monitoraggio, i pareri e gli studi sulla valutazione d'impatto ambientale. Si raccomanda anche la qualità dell'informazione ambientale (art. 9): aggiornata, precisa e confrontabile.

Data la grande importanza di questo decreto che consente ai cittadini di contribuire alla formazione di decisioni che influiscono sulla qualità dell’ambiente e sulla salute, sarebbe opportuno inserire tale riferimento nel capitolo 1.1.3 Trasparenza e partecipazione attiva del cittadino delle Linee guida per i siti web della P.A.

Alessandra Ensoli
ISPRA. Dipartimento RIS
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claudioallocchio View Drop Down
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Iscritto dal : 22/Mar/2010
Da: Consortium GARR
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  Quota claudioallocchio Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 07/Mag/2010 alle 10:14
Buon giorno,
le norme iniziali per i nomi a dominio per Comuni, Province e Regioni sono state stilate MOLTI anni fa all'interno delle norme generali per l'assegnazione dei nomi a dominio sotto il ".it"

La discussione a suo tempo fu molto lunga e dettagliata e porto alla normativa che dichiara nomi "riservati" alle pubbliche amministrazioni in oggetto quelli cosi' composti:

   comune.nomedelcomune.nomedellaprovincia.it
   provincia.nomedellaprovincia.it
   regione.nomedellaregione.it

Quele norme sono sempre state utilizzate, ed hanno sinora funzionato bene.

Non vedo pertanto ALCUNA ragione valida per modificarle ora in base ad una direttiva stabilita da chi non ha nemmeno consultato la normativa esistente e stabilita a suo tempo con il consenso della comunita' degli utenti.

Inoltra la proposta in questione, come hanno fatto notare in molti, non semplifica assolutamente nulla, e non porta alcun vantaggio al cittadino, che da moltissimi hanno sa ormai che il suo comune e' identificato, per esempio, con la "regole" di cui sopra.

A peggiorare la situazione, va dichiarato chiaramente che il suffisso "gov.it" venne concesso in uso esclusivo "al Governo della Repubblica Italiana" ed alla sue funzioni istituzionali come motivazione principale. In tutti i paesi in cui esiste un equivalente di "gov.xxx" questo suffisso NON e' utilizzato per le amministrazioni locali (che con il Governo centrale poco hanno a che fare).

Pertanto ritango che questa normativa di uso del gov.it per i casi della amministrazioni locali sia:

- del tutto fuorviante;
- causa di confusione e non di semplificazione alcuna;
- al limite dell'uso accettabile di gov.it come suffisso;
- non in linea con le regola di assegnazione per il CC~TLD .it

ed invito ad apportare una profonda modifica, nonche' chi e' incaricato alla stesura, a documentarsi in modo corretto e completo sulle norme esistenti e gia' in vigore, prima di emettere normative non in linea con le stesse e che producono effetti negativi anziche' benefici.

Claudio Allocchio
ex-presidente della Naming Authority Italiana
Claudio Allocchio - GARR Senior Officer, Policy and Security Advisor
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tommasogallo View Drop Down
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Iscritto dal : 10/Mag/2010
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  Quota tommasogallo Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 11/Mag/2010 alle 15:25
Salve,
concordo pienamente con quanto scritto da Claudio Allocchio ed ancora, vorrei aggiungere alcune considerazioni, gia' condivise con coloro che come me si occupano di problemi informatici per conto delle Universita' e dei Centri di Ricerca:

- Univeristà, scuole, istituzioni educative, enti di ricerca hanno storicamente un rapporto anche via Internet diretto con il pubblico ed i propri utenti, consolidato e basato su una lunga esperienza (reti, nomi a domini, web, sono stati inventati all'interno di questa nostra comunità).
Le nostre esigenze sono profondamente diverse dalla Pubblica Amministrazione, sia nei servizi accessibili via Internet che nei nomi a dominio che li contraddistinguono.

- lo schema attuale di nomi a domini per università, enti di ricerca, etc. derivano da esigenze di identificabilità di istituzioni ed attività di ricerca internazionalmente riconosciute e consolidate. Una etichetta "gov.it" non li identifica in alcun modo sensato, è fuorviamene e annullerebbe una serie di "identità in Internet" storiche, che sono equiparabili ad un "copyright".

- usando una "classificazione" come "gov.it" si creerebbe una distinzione inutile tra istituzioni pubbliche e private, specialmente a livello educativo. È pure contraria al principio di parità tra pubblico e privato nell'educazione.

- non si saprebbe come classificare tutte le iniziative ed i progetti di ricerca numerosissimi (che tra l'altro spesso richiedono domini sotto .eu) dove pubblico e privato sono misti.

- i domini in uso, e la struttura dei relativi servizi (non solo WEB, ma anche forum, mail, altro) sono consolidate e frutto di una sensata autoregolamentazione che la comunità si è data da anni. Sono un "brand" identificabile e noto all'utenza che non ha senso cambiare.

- con l'applicazione di domini "nuovi" contenenti "gov.it" si creano seri problemi tecnici di sicurezza, accessibilità ed uso delle risorse:
- il reverse del DNS inizia a non funzionare quando si usano ulteriori sottodomini. Falliscono quindi tutti i controlli di sicurezza fatti basandosi sulla corrispondenza (Indirizzo IP --> dominio)
- allo stesso modo saltano tutti i controlli fatti da varie entità commerciali per permettere l'accesso alle loro risorse. In primis gli abbonamenti alla riviste da parte di tutti gli enti GARR che siano ancora basati sia indirizzo IP che nome a dominio e non sulla federazione IDEM.
- cessa di funzionare anche la gestione delle identità, di macchine, persone, servizi, poiché in tali certificati è contenuto il nome a dominio.

- l'applicazione della normativa comporterebbe quindi notevoli costi in termini economici e di risorse, per l'adeguamento della ingente quantità di nomi esistenti e per "certificare" attività che non hanno alcun bisogno di ottenere questo "bollino" per il proprio funzionamento corretto. In tempo di riduzioni dei finanziamenti e ristrettezze, imporre costi inutili agli enti della comunità comporta togliere risorse ad altre attività piu' utili al sistema educazione e ricerca.

Tommaso Gallo
Seconda Universita'
degli Studi di Napoli

Modificato da tommasogallo - 12/Mag/2010 alle 10:45
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ermann_ripepi View Drop Down
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Iscritto dal : 10/Mag/2010
Da: CNR - IMAA
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  Quota ermann_ripepi Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 11/Mag/2010 alle 15:46
Buon giorno,
faccio parte di un istituto del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ente afferente al Consortium GARR e mi occupo della gestione del CED e dei relativi servizi di rete.
In merito a questa normativa penso che in linea generale non sia possibile paragonare le Pubbliche Amministrazioni agli enti afferenti al GARR e quindi applicare le stessse direttive, in quanto noi abbiamo esigenze troppo differenti dalle loro.

Nel CNR la gestione dei domini ha una logica molto chiara e funzionale che è utilizzata ormai da anni:
area.provincia.cnr.it nelle relatà dove sono presenti aree di ricerca con più istituti;
istituto.cnr.it ;
provincia.istituto.cnr.it nel caso di istituti con più sedi;
Chi ha rapporti con il CNR sa benissimo che seguendo questa logica può tranquillamente consultare il sito di un determinato istituto, senza conoscerlo a memoria, o recuperare i relativi indirizzi email.

Poi penso che i nomi a dominio si andrebbero paurosamente a complicare, noi in casa gestiamo direttamente il dominio imaa.cnr.it, e i domini pz.cnr.it e area.pz.cnr.it che non oso immaginare in cosa si andrebbero a trasformerebbe, rendendo non di poco difficile la consultazione dei nostri siti e obbligandoci a cambiare gli indirizzi e-mail.
Praticamente l'attuale identificabilità che è ampliamente testa e perfettamente funzionante con gli attuali nomi a dominio con l'aggiunta del suffiso .gov.it sarbbe seriamente compromessa.
Poi vorrei capire come si dovrebbero gestire le numerose collaborazioni e progetti di ricerca che ci sono tra pubblico e privato, dove in genere si vanno a creare siti appositi sotto dominio .eu .
Oltre a questi problemi di carattere puramente tecnico ci sono quelli di carattere economico, che in un momento di strettezza per gli enti di ricerca come questo, sarebbero meglio da evitare.
Grazie

Ermann Ripepi
Consiglio Nazionale delle Ricerche
Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale
Centro di Calcolo e Servizi di Rete
APM GARR per l'Area della Ricerca di Potenza
ermann.ripepi@imaa.cnr.it
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GiorgioPastore View Drop Down
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Iscritto dal : 18/Mag/2010
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  Quota GiorgioPastore Quota  RispondiRispondi Link diretto a questo post Postato: 20/Mag/2010 alle 12:16
Concordo pienamente con i punti sollevati da Allocchio.
Aggiungo alcune considerazioni (non tecniche) relative in particolare alla presenza delle Università (ma in parte rilevanti anche per gli Enti di Ricerca) tra i destinatari delle linee-guida e normativa, con particolare riferimento al far confluire anche i siti web universitari sotto il dominio .gov.it.

1. mi sembra che ci sia una palese contraddizione tra la presenza delle Università tra i destinatari, tenendo presente il principio di Autonomia delle stesse, così come regolato dalla legge 168. Principio ribadito di recente dalla sentenza n. 9496 del 21 aprile 2010 della Corte di Cassazione che ha ribadito che alle Università non può essere riconosciuta la natura di organi dello Stato, ma quella di enti pubblici autonomi, proprio alla luce della 168. Se lo Stato invoca l'autonomia per eliminare agevolazioni fiscali per le Università, non si capisce con che logica poi disattenda le altre conseguenze di tale principio.


2. Nel mondo occidentale (a finanche nella Repubblica Popolare Cinese) le
università non figurano come sottodomini .gov. Negli USA il dominio .gov, e altrove i domini di secondo livello .gov.identificativo_paese, sono riservati a organizzazioni dipendenti direttamente dal' Amministrazione Centrale o da Governi locali. Le università europee o non hanno un dominio di secondo livello comune o ne
hanno uno che le identifica chiaramente come istituzioni "educational": "edu" oppure "ac" (academic). P.es., in GB o un Austria sono tutte sotto .ac.uk o .ac.at rispettivamente. In Spagna o Grecia .edu.es e .edu.gr. Per non parlare di Cipro ed Estonia!

L' Italia sarebbe l' unico paese nel mondo occidentale ad avere (nella migliore delle ipotesi) qualcosa del tipo di .edu.gov.it. E se tra qualche anno si arrivasse ad una uniformizzazione a livello europeo ? Qualcuno pensa veramente che il resto dell'Europa seguirebbe il nostro esempio ? O piuttosto non ci si troverebbe a dover affrontare una nuova riconversioe dei domini (con ulteriori costi)?

3. L' utilizzo avanzato dei motori di ricerca permette di escludere siti dalla
ricerca sulla base del dominio o di parte di esso. Una ricerca limitata a siti universitari potrebbe molto ragionevolmente escludere siti che abbiano .gov. come parte del dominio(sulla base della prassi corrente in tutti gli altri Paesi) con conseguente riduzione della visibilità dei siti universitari italiani.

4. Una non immediata riconoscibilità dei siti universitari come "educational" potrebbe creare equivoci con istituzioni ed aziende straniere abituate ad altro significato dei domini .gov. Penso alle volte in cui mi sono state chieste informazioni con la richiesta di rispondere da indirizzi istituzionali riconducibili a istituzioni educational, alla maggior facilità a qualificarsi come tali con aziende e fornitori di servizi stranieri e mi chiedo se questo non possa creare qualche problema anche dal punto di vista dei servizi di accesso bibliografici (sicuramente sono prevedibili in una fase transiente).


5. Mettere a punto una normativa che prevede un unico dominio .gov.it, con conseguente necessità di migrazione verso tale dominio dei servizi Web (ma evidentemente non solo questi), senza tener in nessun conto la sostenibilità dell' operazione in termini economici e di mantenimento della qualità del servizio, mi sembra un' operazione verticistica messa a punto a tavolino da chi conosce molto poco la realtà dell'utilizzo di Internet in ambito accademico.

Va anche notato che la realizzazione dei punti qualificanti della direttiva, in termini di accessibilità, uniformità, razionalizzazione etc. e il monitoraggio della situazione potrebbero essere ottenuti indipendentemente dal confluire sotto un unico dominio di secondo livello.

Giorgio Pastore

--
prof. Giorgio Pastore
Dipartimento di Fisica
Università di Trieste

Modificato da GiorgioPastore - 21/Mag/2010 alle 01:29
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